La settimana sindacale confederale dal 18 al 22 MARZO 2013

ugge-paolo-cnelDi seguito le principali attività della settimana

SITUAZIONE GENERALE

Dopo tanto attendere il Tar del Lazio ha emanato l’ordinanza pronunciandosi sulla questione dei costi minimi della sicurezza. L’ordinanza prevede l’interpello alla Corte di Giustizia sulla compatibilità delle norme nazionali con i principi comunitari. Naturalmente si sono scatenate le interpretazioni più disparate e già vi sono avvocati, associazioni di categoria, anche di autotrasportatori, sedicenti esperti o committenti che sostengono la fine dei costi minimi. Così non è!. Sul sito abbiamo già pubblicato un primo commento dei nostri legali e oggi riprendiamo ancora l’argomento per una ulteriore puntualizzazione. Noi seguiamo le indicazioni fornite da chi è il nostro punto di riferimento per le questioni legali e queste saranno il nostro punto di riferimento. Riteniamo che, al di là dei dubbi, sempre legittimi, il Tar avrebbe potuto approfondire meglio alcuni passaggi. Alcune ipotesi e considerazioni ci sembrano poco in linea con la realtà. Per questo ho pensato di redigere alcune note dopo una attenta lettura del testo dell’ordinanza. Parto da alcune domande e risposte. La committenza aveva richiesto pregiudizialmente di sospendere i costi della sicurezza. Il Tar alcuni mesi fa ha detto no! quindi i costi restano in vigore; il Tar entrando nel merito non ha annullato norme o atti amministrativi ma si è limitato a formulare una interlocuzione alla Corte di Giustizia ma non ha concesso alcuna sospensiva. Se i giudici avessero voluto far cessare le norme avrebbero potuto nel merito annullare le delibere come richiesto dai ricorrenti. Non lo ha fatto! La conclusione appare ovvia: restano pienamente valide ed efficaci sia la norma di legge che le determinazioni mensili sui costi della sicurezza.

L’ordinanza del Tar del Lazio

Non mi permetto certo valutazioni giuridiche o di mettere in dubbio l’imparzialità e la preparazione dei magistrati che hanno redatto l’ordinanza con la quale il Tar del Lazio ha investito la Corte di giustizia europea. Ho già avuto modo di affermare che le sentenze si rispettano. Nella fattispecie poi sarebbe anche inopportuno visto che l’ordinanza mantiene in essere le normative sui costi e non ha sospeso alcuna norma. Mi limiterò a delle considerazioni su, quelle che a mio avviso comunque sembrano essere riferimenti lacunosi presenti nell’ordinanza.

Soggetti che possono definire prezzi o tariffe nei trasporti

Il divieto della presenza di operatori privati nella fissazione dei prezzi di trasporto è inapplicabile se l’Autorità pubblica abbia delegato le sue competenze ad operatori economici privati, su proposta dei settori professionali interessati, purché questi operino da esperti indipendenti e fissino prezzi o tariffe in funzione dell’interesse generale, sempre a condizione che i pubblici poteri non rinuncino alle loro prerogative ma vigilino, sostituendo se necessario, le decisioni delle commissioni”. A fissare il principio è la Corte di Giustizia che conferma come la presenza dell’Autorità pubblica superi il divieto di fissazione dei prezzi da parte di operatori privati.

La prima considerazione dunque è che esperti, anche se designati dalle parti, possono fissare delle tariffe a condizione che i pubblici poteri vigilino sul rispetto degli interessi generali. Nel nostro caso oltretutto non si determinano prezzi o tariffe; ma costi. I giudici del Tar avrebbero potuto approfondire meglio le reali funzioni dell’Osservatorio, costituito all’interno della Consulta. Sostenere che l’organismo risulti composto da rappresentanti eletti dalle associazioni è infatti una svista macroscopica perché non è così. Che la definizione sia data dalla Committenza è comprensibile ma non dal tribunale. La scelta è di competenza del Presidente della Consulta (Sottosegretario di Stato) tra membri della stessa, in possesso di determinati requisiti. In alcun modo vengono quindi, a differenza di quanto si afferma nella ordinanza, eletti dalle associazioni sindacali. Si deve inoltre aggiungere che i valori, definiti dall’Osservatorio, sono resi di evidenza pubblica attraverso la pubblicazione sul sito del Ministero dei Trasporti e la presenza di funzionari pubblici all’interno dell’Osservatorio consente inoltre quella funzione di controllo da parte dell’Autorità della quale si accennava prima.. Inoltre il Tar non ha tenuto in considerazione che la Consulta, e conseguentemente anche l’Osservatorio, sono stati soppressi. I costi della sicurezza da mesi sono determinati dal Ministero.

Motivi di interesse generale possono dunque limitare la concorrenza.

L’iniziativa economica è libera ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo di creare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità della persona. Non sono affermazioni di chi scrive, che conterebbero poco, ma principi appartenenti al più volte citato articolo 41 della Costituzione (secondo comma) e alla direttiva europea sulla concorrenza che consente di superare il principio della concorrenza per motivi imperativi di interesse generale.

Allo stesso principio si è richiamato recentemente la stessa sezione terza del Tar del Lazio quando accogliendo il ricorso, avverso alle deroghe sui divieti di circolazione, presentato dai consumatori, ha fornito come motivazione per l’accoglienza proprio il fatto che le deroghe risultavano essere in palese contraddizione con le finalità di interesse pubblico, la sicurezza.

La sicurezza dei cittadini come obiettivo

La sicurezza dei cittadini, che è il reale obiettivo delle norme sui costi minimi e non invece come lo strumento idoneo a determinare “maggiori margini di utile”, è il filo conduttore della norma che assume dunque interesse di carattere generale. Questo principio è riconosciuto anche nell’ordinanza con la quale è stata respinta, dallo stesso Tar, la richiesta di sospensiva sui costi minimi avanzata dalla committenza.

Il tema sono i costi della sicurezza, dunque, non prezzi o tariffe

Anche a tale proposito ci pare invece di dover evidenziare come i giudici abbiano assunto come reali le affermazioni della committenza. Eppure se avessero sfogliato un dizionario e cercato la definizione di prezzo, tariffa e costo, avrebbero notato che esistono sostanziali differenze. Invece così come sostenuto più volte dalla committenza, si è messo sullo stesso piano: prezzi, tariffe e costi come se fossero la stessa cosa. Un errore fondamentale che non dovrebbe appartenere a dei stimati giudici amministrativi. Non è la voglia di far polemica ma da questa errata interpretazione discendono alcune delle considerazioni presenti nell’ordinanza e che hanno dato adito ai dubbi dei giudici. Assimilare i costi alle tariffe non consente di comprendere che questi sono la sola trasposizione dei valori che derivano dell’applicazione delle norme del codice della strada; sui tempi di guida previsti da regolamenti europei; della regolarità nell’esercizio dell’attività di trasporto e nel rispetto degli oneri sociali e della manutenzione. Quindi non possono che essere definiti bene parametri di riferimento che derivano dall’applicazione delle norme che assicurano la sicurezza sociale e della circolazione. Non ci vuole molta fantasia a comprendere che il costo del gasolio è incomprimibile, così quello del lavoro, (per inciso queste due sole voci rappresentano più del 50 % dei valori indicati nei costi della sicurezza). A queste voci occorre aggiungere la manutenzione, le coperture assicurative obbligatorie ed i pedaggi autostradali. E’ il rapporto tra velocità commerciale, i tempi di guida e l’incidenza delle voci che determinano i valori minimi della sicurezza. Il mancato rispetto induce, per marginare i costi, alcuni operatori a comportamenti che contrastano con le norme della sicurezza sociale e della circolazione (velocità, sovraccarico, tempi di guida etc). Senza la copertura di quei costi infatti o si violano le norme o si fallisce. Esiste anche l’ipotesi del riciclaggio . Non a caso il rispetto dei costi minimi della sicurezza figura tra gli elementi previsti nel protocollo di legalità per l’autotrasporto definito con il Ministero dell’Interno, come indicatore della possibile presenza della malavita organizzata nelle attività di trasporto. Non vengono invece considerati l’utile, la remunerazione del capitale investito, i costi di gestione, lasciati alla libera trattativa delle parti. Questo è il significato della definizione di “liberalizzazione regolata” prevista dalla legge n 32/05. Sul reale significato della definizione mi si consentirà di essere uno dei pochi a poter vantare una autorevolezza necessaria per interpretare in modo autentico la legge, essendo stato l’autore della norma. La liberalizzazione è appunto regolata dal rispetto dei costi derivanti dalle disposizioni in materia di sicurezza sociale e della circolazione che dovrebbero come gli “usi e consuetudini” essere presi in considerazione per fornire ai giudici elementi certi di valutazione. I giudici del Tar, prendendo a riferimento la disposizione che prevede “la nullità delle clausole nei contratti di trasporto che comportano modalità e condizioni di esecuzione delle prestazioni contrarie alle norme sulla sicurezza della circolazione stradale, rafforzano il concetto della liberalizzazione regolata che deve essere vincolata al rispetto di norme che, se non applicate, si ripercuotono sui cittadini in termini di sicurezza. I costi della sicurezza, dunque, coprono solo le voci incomprimibili e consentono alle parti di definire liberamente il prezzo o le tariffe di trasporto, evitando nel contempo di coinvolgere negativamente l’incolumità dei cittadini. Anche se vi fosse limitazione della concorrenza poiché l’obiettivo è l’interesse generale, come già ricordato, non sarebbe incompatibile, atteso che le disposizioni comunitarie e la Corte di giustizia in modo netto lo consentono.

Alcune forzature presenti nell’ordinanza

– I controlli sul rispetto dei costi della sicurezza, contrariamente a quanto sostenuto dal collegio dei giudicanti sono obbligatori e previsti dalle norme sulla circolazione stradale che viene coinvolto in modo evidente dalle norme attraverso il Dlgs 286. “Quando in incidenti sono coinvolti automezzi pesanti e si verificano decessi o feriti gravi è sempre disposta la verifica del rispetto delle norme della sicurezza sociale e della circolazione”. Come sia possibile ai giudici affermare che il codice della strada non preveda nulla sul rispetto dei costi minimi resta un mistero. L’evidenza pubblica, assicurata dal Ministero competente, dei valori derivanti dal rispetto delle norme in questione è dunque una facilitazione per le verifiche ai soggetti deputati ai controlli. – I giudici contestano la possibilità degli accordi volontari. La previsione della legge n. 32/05 non consente accordi su prezzi e tariffe. La possibilità verificata in sede comunitaria, ammette che gli accordi volontari possano essere effettuati a condizione che non fissino prezzi ma determinino i costi in ragione della tipologia del mezzo utilizzato. Un veicolo attrezzato con il solo pianale ha un costo molto inferiore rispetto ad uno attrezzato per trasporti speciali o di prodotti petroliferi. – I giudici sostengono anche che il decreto legislativo abbia liberalizzato il sistema tariffario per i contratti redatti in forma scritta, mantenendo invece le restrizioni solo per i contratti verbali. Non può essere così. Anche i contratti scritti devono essere vincolati dal rispetto delle norme sulla sicurezza sociale e della circolazione. Se così non fosse vi sarebbe una palese incoerenza. Se sono il frutto dell’applicazione di norme di legge sulla sicurezza e sulla regolarità delle prestazioni di trasporto i costi sussistono sia in caso di contratti scritti che verbali. – Inesistente anche il paventato pregiudizio per i consumatori. E’ stato dimostrato come sui beni al dettaglio il prezzo del trasporto incida per qualche centesimo. Per questo confondere il prezzo del trasporto con i prezzi dei beni è una forzatura che nulla ha a che vedere con la fattispecie in esame. – Fuorviante anche il riferimento che la norma impedirebbe ad operatori stabiliti in altri Paesi di poter offrirsi sul mercato a prezzi inferiori. Le prestazioni di cabotaggio possono realizzarsi solo nel rispetto delle norme del paese nel quale la prestazione si effettua. Le disposizioni non si applicano invece ai trasporti internazionali in ossequio ai principi europei. Questo fa cadere l’ipotesi di un vantaggio nella fidelizzazione per i clienti delle imprese nazionali. – Assurdo il riferimento ai maggiori utili di impresa. Trattandosi della copertura di costi derivanti da norme imperative di carattere sociale (contratto di lavoro e contribuzione) e della circolazione e non derivanti da altre voci di costo ed il fatto che i valori sono validati dall’Autorità pubblica garantisce che il livello minimo copra solo i costi della sicurezza, in linea con quanto previsto dal Dlgs n. 286 che prevede la nullità di condizioni implicanti modalità e condizioni di esecuzione contrarie alle norme della sicurezza. – I dati che attestano la riduzione dei morti e feriti sulle strade, determinati dagli automezzi pesanti da quando sono entrate in vigore le norme dei costi minimi, smentiscono le affermazioni circa la scarsa incidenza sull’incidentalità che si registra sulle strade. Ne sono la riprova dell’evoluzione positiva i dati forniti dall’Istat. La positività prodotte dalle norme sui costi minimi potrebbe essere maggiore se, come afferma in un articolo obiettivo Maurizio Caprino sul blog del Sole 24 Ore, i controlli fossero mirati ed effettuati in misura più adeguata. La legge n.32/05 si regge su due pilastri: il rispetto delle norme sulla sicurezza sociale e della circolazione e sui controlli mirati e adeguati. Chi ha impedito di potenziare i controlli oggi vorrebbe eliminare le norme sui costi della sicurezza avendo come obiettivo un mercato non regolato ma libero e senza alcun controllo dove il più forte sottomette il più debole. Proprio come il Far west

Ora cosa succede

Le norme, nonostante esperti autoreferenziali sostengano il contrario, restano, come anzi detto, in vigore. Qualcuno dovrebbe ricordare i pronunciamenti della Corte europea sulla legittimità delle tariffe obbligatorie. Altrettanto chi sostiene che di fronte ad un rinvio alla Corte di giustizia si debbano sospendere i contenziosi in essere si dovrebbe ricordare come con la remissione delle tariffe obbligatorie ai giudici comunitari, non venne sospeso in modo automatico alcun contenzioso e fu un bene perché la Corte di giustizia ne sentenziò senza alcun dubbio la compatibilità rispetto ai principi comunitari. Se dunque la Corte si è già espressa sulla compatibilità del sistema tariffario con i principi comunitari non si comprende a quale logica appartenga il rinvio delle norme sui costi che, ripetiamo, non sono tariffe. Sul sito è pubblicato in proposito il parere del nostro ufficio legale. Infine aggiungo che esiste una sostanziale differenza tra una interlocuzione ed una sospensione in termini di giudizio. Il Tar ha rinviato, utilizzando l’interlocuzione ai giudici europei, la valutazione sulla compatibilità di un sistema ma non ha sospeso, come poteva fare, la validità delle delibere che hanno innescato i ricorsi. Concordo molto sul commento di Maurizio Caprino ripreso sul blog del 24 ore. Se vogliamo in modo serio stabilire che i controlli siano effettuati come nella vicina Germania (un milione di controlli sui mezzi pesanti contro 150mila in Italia) istituiamo un corpo speciale come già ipotizzato negli anni passati e mai realizzato (chissà perché?) dedicato ai controlli sui mezzi pesanti ed affidiamolo all’Albo che è un organismo del Dipartimento trasporti. con una seria applicazione dei controlli mirati avremmo un sistema più europeo e senza costi minimi; le modalità alternative, come la ferrovia ed il mare aumenterebbero le quote di traffico e la sicurezza per i cittadini sarebbe ancor più garantita. Da ultimo ma non ultimo, le imprese serie non subirebbero più la concorrenza sleale degli abusivi ed irregolari. Ma questa era la riforma della liberalizzazione regolata concordata con tutti. Poi grazie ad una colpevole connivenza di un ministro con una committenza interessata ad eliminare ogni possibile forma di regolazione, si mutò strategia, rispetto ad un sistema che avrebbe cambiato la storia di una categoria.

TORNA L’INCUBO DEL SISTRI

Il Ministro Clini, prima di lasciare il suo ruolo ha voluto con proprio decreto disporre l’avvio del sistema di tracciabilità e solo per alcuni prodotti nel prossimo mese di ottobre. Abbiamo già detto che non siamo contrari ad un sistema di tracciabilità purché di semplice applicazione, ridotto nei costi e funzionante. Seguiremo gli sviluppi pronti ad intervenire qualora le condizioni anzidette non siano presenti.

RINNOVO CCNL

La presidenza Unatras ha fatto il punto della situazione contrattuale che sembra non trovare ipotesi di soluzione. L’unità di intenti è stata riconfermata soprattutto sulle parti che riguardano il personale conducente. L’occasione ha consentito anche di approfondire la questione legata alla costituzione di un sistema di copertura sanitaria per le imprese aderente all’artigianato.

RIUNIONE PER NCC TAXISTA

Una verifica delle conseguenze che si riverseranno sulla categoria se il fenomeno di prenotazione per le auto a noleggio attraverso un sistema informatico prenderà piede, è stata effettuata nella giornata di giovedì a Milano. Il rischio che si voglia utilizzare i noleggiatori per indebolire i taxisti per poi intervenire, mediante l’utilizzo di operatori esteri, anche su quello dei noleggiatori è stato evidenziato dai partecipanti che hanno chiesto alla federazione un deciso intervento. Il comitato ha deciso di avviare una serie di confronti per definire ogni azione opportuna a tutelare, nel rispetto delle leggi vigenti, l’intera categoria. Riunioni saranno presto convocate su tutto il territorio nazionale al fine di formare una forza unita che si attivi per evitare la scontata emarginazione.

CONFEDERAZIONE AL SEMINARIO DI CERNOBBIO

Come ogni anno si terrà a Cernobbio la consueta conferenza che affronta i delicati temi economici del momento, trattati da esperti internazionali che consentiranno un esame delle possibili evoluzioni tenuto conto di quanto si prevede succederà sullo scenario mondiale.

Alla prossima.

Paolo Uggè

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